In ricordo di Paola Meo, dolce compagna – di Cristina Morini

Ieri ci è mancata Paola Meo, dolce compagna di tanti momenti. Tante discussioni, tante domande e anche tante possibili risposte. Alla ricerca di un futuro migliore,  forze ed energia. Non si muore mai invano.

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Portava sempre il dolce, Paola. Arrivava prima delle altre e si sedeva in cucina, a fumare l’ennesima, immancabile, sigaretta. Tutta la Milano antagonista la conosceva, lei era “la” Paola, come si dice al nord ma questo significava anche che era inconfondibile. Paola Meo se ne è andata ieri e adesso nella testa si affollano i ricordi di lei e non è facile. Tanti fotogrammi di una donna bella fino all’ultimo, forte e appassionata che non mancava mai a un presidio, a una manifestazione, a un’assemblea, a un’occupazione. Vicina al centro sociale Conchetta di Primo Moroni, al Leoncavallo dei primi tempi e a Casa Loca poi, in realtà li ha attraversati tutti gli spazi sociali di questa città che era diventata la sua più di quarant’anni fa.
Portava con sé in questi luoghi uno sguardo acuto e ironico, segnato da una vita intesa, densa di vicende e di personaggi a partire da un marito ingombrante, Toni Negri, teneramente amato per tanti anni pur dentro le complicanze della vita, con il quale ha condiviso un pezzo della storia italiana. Più che verso il mileu intellettuale che pure ha lungamente frequentato, lo stile di Paola, nonostante le origini da borghese veneziana, sempre charmant, puntava alla prassi, al fare, all’agire. Così correva sempre da una parte all’altra e sosteneva «solo tra i compagni e le compagne mi sento bene». La militanza come cura, anche, come antidoto alla tristezza e alle malinconia che ogni tanto ti prendono dentro l’esistenza che ti trita, la città che cambia, i punti di riferimento che crollano e i rischi della solitudine. E un pensiero sempre cristallino, generoso e radicale anche negli ambiti del movimento delle donne, nelle nostre cene tra amiche che sono state occasioni non comuni di riflessione, discussione politica e scrittura collettiva. Ci consegnò un libro di Fanon, una sera, invitandoci a leggere le parti dedicate al ruolo delle donne algerine nella rivoluzione. Sapeva, Paola, che non è semplice essere una donna impegnata in politica, come lei è stata per una vita intera, perché la quotidianità ti insegue e spesso ti schiaccia. Ma ci ha insegnato, attraverso la sua diretta esperienza, che, altrettanto spesso, le donne hanno la capacità di condurre una lotta che oggi si direbbe “biopolitica”: combattere con tutto il cuore e l’intelligenza, fino a che il fiato non ti manca, per un mondo migliore, crescere e amare due figli, Anna e Francesco, studiare, lavorare come insegnante delle 150 Ore. Essere normale eppure, proprio per questo, straordinariamente speciale. Ciao, Paola.

Pubblicato su Il Manifesto, 18 luglio 2014. Ringraziamo il “quotidiano comunista” per aver concesso la pubblicazione.

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