Passaggio per Seoul (2) – di Franco Berardi Bifo

Proteste aeree

Solo due generazioni fa i coreani erano così poveri che la fame era un’esperienza frequente e largamente diffusa. Nello spazio di due generazioni hanno raggiunto lo stesso livello di ricchezza e di consumo dei paesi più avanzati dell’occidente. Il salario minimo è di circa 3.5 orari e la maggioranza degli operai industriali guadagna intorno a 1500 euro al mese. Gli insegnanti sono pagati meglio che in Italia o in Inghilterra. Ma le prospettive sono difficili per l’ultima generazione. La precarietà si diffonde, il costo dell’educazione cresce mentre si sta realizzando la riforma neoliberista dell’università. Affittare una casa è impossibile per la maggioranza dei giovani che non possono pagare anticipi di cinquantamila dollari. Sempre più i giovani sono costretti a fare debiti bancari per pagarsi l’affitto o gli studi.

Il movimento operaio era forte in passato, molto meno oggi. La resistenza sociale è frammentaria, individualizzata. I rari casi di resistenza di lavoratori sono dimostrazioni di indignazione morale e azioni simboliche. Le proteste aeree sono una forma di azione particolare che si vede solo in Corea. In altri paesi capita che attivisti di organizzazioni ambientaliste salgano su alberi per proteste ma raramente vediamo esempi in cui lavoratori salgono su torri di trasmissione per rimanerci un tempo indefinito.

“I lavoratori oggi non hanno alcun modo di affrontare il sentimento di ingiustizia e usano queste proteste per condividere con altri la loro rabbia.” Dice Bae Gyu-shik, un sociologo di Seoul.

Il gruppo di architetti Listen to the city è impegnato nella produzione di tende a basso prezzo concepite specificamente per proteggere le proteste aeree che occupano posti come gru, piloni elettrici e così via.

In un libretto autoprodotto gli attivisti del gruppo mostrano la mappa delle principali occupazioni aeree che hanno adottato il rifugio prodotto dagli architetti e i falegnami del gruppo.

“La principale funzione della tenda è dare voce alla protesta, comunicare coi cittadini i politici e gli altri dimostranti. Con qualsiasi tempo, anche con 25 gradi sotto zero c’è gente che rimane lassù giorno e notte. Questo significa che i dimostranti affrontano condizioni estreme di vita e questo dimostra la loro sincerità.” (Sit-in demonstration architectures, Seoul, 2011).

Sul libretto leggo alcune storie di gente che sta svolgendo questo tipo di proteste aeree.

“Sopra il ponte c’è un’autostrada a otto corsie, sotto c’è una strada a quattro corsie. Il ponte è continuamente scosso dal passaggio di camion che rimbombano sopra e sotto. Legato al ponte con una fune c’è una piattaforma di compensato che misura due metri di lunghezza e un metro di larghezza. E’ questo il posto in cui Hong Jong-in svolge la sua protesta aerea. Hong ha 39 anni, ed è il leader dell’Unione dei lavoratori metalmeccanici della Ansan YPR.”

Gli sfratti accadono continuamente nel territorio metropolitano. Ogni giorno la polizia caccia fuori gente dalle case, dai negozi, da piccoli mercati, per far spazio a investimenti delle grandi corporation e a edifici alla moda.

Il collettivo Listen to the city ha fatto il film Yongsan (2010 74 min) per mostrare la tragedia che avvenne nel 2009. Yongsan è una delle aree principali della città, nel 2009 il governo annunciò che l’area doveva diventare un distretto di affari e per costruirlo assunse Daniel Libeskind. La prima cosa che fecero quelli che investivano nel progetto fu cacciare la gente che viveva in quell’area, e molti non ne sapevano niente, e non erano pronti a spostarsi. La gente cercò di resistere alla polizia e delle guardie private assoldate dai nuovi proprietari della zona intervennero e uccisero sei persone. In mezzo al fuoco, alle grida e alla disperazione, donne bambini e uomini furono alla fine cacciati via. Recentemente il distretto d’affari Yongsan venne cancellato per problemi finanziari.

La gente riceve con tre mesi di anticipo la comunicazione che le case e i negozi saranno demoliti. Troppo poco per prepararsi al trasloco, cercare una nuova abitazione e trovare i soldi per pagare l’anticipo che generalmente è molto alto.

Gli architetti di Listen to the city sono impeganti anche in una campagna di informazione sulla desertificazione del territorio, ma la desertificazione sembra la tendenza generale sotto la spinta dell’economia di crescita.

“Samsung investe molto danaro nella costruzione di dighe in tutto il paese, e ha vinto un concorso governativo chiamato Four Mayor Rivers Restoration project. Parte essenziale del progetto è la costruzione di due porte di drenaggio per la diga sul fiume Nandong. Gli scavi in profondità provocano la desertificazione dell’area circostante.” (The Sandy Course of the Naeseong River, by Listen to the city).

La diga rappresenta un investimento di 240 miliardi di won e gli attivisti non hanno molta speranza di fermare questo intervento devastante. Foto a colori mostrano la trasformazione del panorama: dal verde al grigio. Astrazione grigia in espansione.

Introduzione all’inferno

Nella perfetta città ricombinante la metropolitana è protetta da eventi suicidari. Muri di materiale trasparente corrono lungo i binari. Il treno si ferma e le porte si aprono nel tunnel di cristallo. A Londra nella subway ci sono manifesti che invitano gli aspiranti suicidi ad andarsene altrove per non disturbare gli occupatissimi passeggeri obbligandoli a perdere tempo per l’evacuazione di corpi maciullati. Humor britannico.

I coreani non hanno lo stesso senso dello humour, ma il suicidio è largamente diffuso.

La Corea del sud ha il più alto tasso di suicidio nel mondo. La Corea guida questa triste classifica con 28.4 su 100.000. Al secondo posto viene l’Ungheria con 17, poi vengono la Finlandia e il Giappone.

Il suicidio è la prima causa di morte per le persone sotto i 40 anni, soprattutto fra i maschi.

La cosa più interessante è che il tasso di suicidio è raddoppiato negi ultimi dieci anni: da 6.8 per 100.000 nel 1982 a 28.4 nel 2011.

Qui sta probabilmente la spiegazione della straordinaria propensione dei coreani a suicidarsi: nello spazio di due generazioni la loro condizione è certamente migliorata dal punto di vista del guadagno, del nutrimento, della libertà e della possibilità di viaggiare all’estero. Ma il prezzo di questo miglioramento è la desertici azione della vita quotidiana, l’estrema accelerazione del ritmo di lavoro, l’individualizzazione spinta, e la precarietà che implica competizione senza freni.

Provengono da una tale situazione di sottosviluppo e miseria che sembra impossibile lamentarsi per la nuova realtà. Il capitalismo ad alta tecnologia naturalmente comporta una produttività in costante aumento e intensificazione continua dei ritmi di lavoro. I coreani guardano indietro alla condizione dei loro nonni e non possono mettere in discussione l’alienazione attuale, Ma per qualcuno questa alienazione non è meno infernale della miseria passata. La desertificazione del panorama e della vita emozionale convergono in un effetto di solitudine e disperazione cui è difficile opporsi consapevolmente in modo organizzato. L’organismo ricombinante compatibiizzato è perfettamente efficiente nella sfera della tecno produzione, ma è tremendamente fragile. Isolamento, competizione, perdita di ogni senso, ossessione e paura: 28 persone su centomila ogni anno hanno successo nel loro tentativo di sfuggire all’inferno, molti di più ci provano senza successo.

Sujonomo N

A Seoul sono andato per fare un seminario con un gruppo di ricerca indipendente che si chiama Sujonomo N, ma anche una conferenza all’università sul significato della Carta di Bologna ’99 e la sottomissione neoliberale del sapere in Europa.

Una delle ragioni della mia esitazione ad andare a Seoul stava in una considerazione morale. Ho io il diritto di esportare il mio pessimismo europeo in un posto che non conosco, tra gente che ha la gentilezza di pagare per venirmi ad ascoltare? Che diritto ho io di incontrare attivisti filosofi e artisti la cui attività attuale non conosco, per dirgli che nella mia visione il suicidio è oggi l’atto più significativo dal punto di vista politico?

I miei ospiti hanno spiazzato le mie aspettative e cambiato i termini stessi della mia proposta filosofica.

I partecipanti al seminario erano quarantacinque e provenivano da contesti culturali e professionali differenti: professori e ricercatori di varie università della meropoli, alcuni artisti e architetti, un filosofo molto conosciuto che è stato detenuto a lungo negli anni ’80 come oppositore della dittatura e ha pubblicato diversi libri sulla sua esperienza politica, un’affascinante anziana signora che dopo aver fatto la traduttrice si è ritirata in campagna a coltivare un campo, il proprietario di una stazione di benzina, un esperto di letteratura russa, alcuni studenti, un prete cattolico, un anarchico, un buddhista.

A chi gli chiede della loro attività, molti di loro rispondono di essere ricercatori indipendenti e considerano Sujonomo il luogo in cui la loro ricerca può svilupparsi e rendersi pubblica. Il processo di privatizzazione neoliberista dell’Università è andato molto avanti in Corea, come ho potuto verificare durante una conferenza convocata da gruppi di studenti, nella quale mi chiedevano di parlare dei movimenti europei contro la Carta di Bologna. Di conseguenza un numero crescente di studenti e insegnanti in questo paese abbandona l’università, sempre più costosa, sempre più sottomessa alle finalità dell’impresa, e sempre meno utile per trovare un impiego – e creano spazi di auto-formazione e di ricerca indipendente.

L’attività di Sujonomo N è varia: si incontrano in due spazi in una zona popolare della città. In uno dei due spazi cucinano e mangiano insieme, fanno yoga, ascoltano musica. Nell’altro si svolgono seminari e letture collettive. Nel periodo in cui sono stato con loro, oltre al mio seminario erano in corso ungruppo di studio sulla sessualità in Foucault, uno sul pensiero di Benjamin e uno su questioni matematiche legate all’informatica.

Sujonomo non pretende di agire come soggetto politico, ma funziona molto più utilmente come centro autonomo dedicato all’autorganizzazione del lavoro cognitivo.

Quelli di Sujonomo non sono il tipo di attivisti ingenui che vogliono conferme sul fatto che la moltitudine andrà sempre avanti e l’Impero sarà sconfitto. Qualcuno di loro ha preso parte alle lotte operaie degli ultimi decenni, alcuni sono attivi contro la devastazione ambientale e contro le espulsioni da quartieri cittadini, ma al tempo stesso sembrano consapevoli della dissoluzione delle aspettative moderne di democrazia e di progresso.

Sinceramente a Seoul ho avuto la percezione di aver raggiunto il capolinea dell’inferno contemporaneo, ma ho anche capito che all’inferno ci sono comunità capaci di riprodurre forme di vita umana perché non siamo tenuti a piegarci alla violenza circostante né a conformarci alla tristezza prevalente. Anche se vivono sotto la minaccia costante di bombardamento nucleare da parte di un tiranno pazzo che vive a poche miglia di distanza, anche se sono minacciati di desertificazione finale dai tiranni del capitalismo finanziario, i miei amici di Sujonomo sembrano consapevoli del fatto che solo il loro sentimento di amicizia e il perseguimento di un progetto di ricerca comune può darci autonomia e può creare le condizioni di un rinascimento dopo l’apocalisse che stiamo vivendo.

Il mio seminario è stato essenzialmente una meditazione sul paradosso contemporaneo: la ricchezza produce miseria, la conoscenza produce ignoranza e violenza, e la tendenza verso il pieno dispiegamento dell’intelletto generale è intrappolato dal capitalismo finanziario che sta distruggendo quel che ha creato la civiltà moderna.

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