About Quaderni di San Precario

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Benvenuti nel sito dei Quaderni di San Precario. Da qui potete scaricare gratuitamente tutti gli articoli che sono stati pubblicati in quasi due anni di vita della rivista.
Un progetto in creative commons, duttile e progressivo, aperto alla cooperazione, alla collaborazione e ai rispecchiamenti, che cerca di rispondere all’urgenza di approfondire e di cogliere le contraddizioni interne alla condizione esistenziale precaria. Uno spazio che, a partire dalle forme di autorappresentazione dei precari e delle precarie messe in luce dalla MayDay Parade, prova a collegare esperienze d’azione, avviate nei luoghi di lavoro e sul territorio, con  pensieri eccentrici e categorie analitiche fuori dall’ordinario, in linea con le nuove sfide del nuovo paradigma produttivo e propedeutici a inedite forme di autorganizzazione.

Uno dei fulcri dei Quaderni è l’inchiesta o l’autoinchiesta, intesa come “pratica”: conoscere come funzionano le organizzazioni per capire dove infilare il cacciavite. Ma poiché, sempre più diffusamente, nella bioeconomia, la macchina sono i nostri corpi-mente, noi intendiamo questa conoscenza anche come un processo che ti cambia, che ti sposta, dal quale uscire noi stessi trasformati, dopo il quale niente potrà più essere lo stesso.

Diamo spazio alle vertenze, una delle forme conflittuali utilizzate dai precari per riappropriarsi almeno di una parte della ricchezza che contribuiscono a creare, e cerchiamo di scandagliare la soggettività precaria nei suoi limiti e nella sua potenza. Oggi che il soggetto precario è capace di fare da solo (sempre più spesso fa da solo) la diagnosi della situazione, il nostro problema collettivo è quello di trovare una connessione tra i racconti di re-esistenza che qui vengono proposti, per ottenere sempre più adeguate forme di risposta (ricomposizione).

Sia chiaro: la condizione precaria è non solo una condizione del lavoro. Lo diciamo da sempre: essa è strutturale, esistenziale, generale. La precarietà è condizione esistenziale perché è pervasiva in un contesto dove è sempre più difficile separare “lavoro” e “non lavoro”. Inoltre, l’incertezza che la condizione di precarietà crea non trova alcuna forma di assicurazione che prescinda dal comportamento degli stessi individui, a seguito del progressivo smantellamento del welfare state. Infine, la precarietà è condizione generalizzata perché anche chi si trova in una situazione lavorativa stabile e garantita è cosciente che tale situazione potrebbe mutare da un momento all’altro, a seguito di un qualsiasi processo di ristrutturazione, delocalizzazione, crisi congiunturale, scoppio di bolle speculative, eccetera.

La moltitudine è precaria. Eppure la condizione precaria non ha vera voce, fatta eccezione per le narrazioni volutamente parziali, di moda e commiserevoli. A differenza degli operai negli anni Sessanta, il precariato non si presenta come “classe”, omogenea, consapevole della propria forza e delle proprie potenzialità. Non esiste una “composizione tecnica” del lavoro precario, poiché è la vita a essere precaria. Non esiste composizione politica della condizione precaria, poiché la precarietà non è rappresentabile. Esiste, per ora, solo una composizione “sociale”, frammentata, soggettiva. Per questo è necessario dare forza a questa traccia e alla costruzione di un punto di vista precario. Un punto di vista precario che si proponga di setacciare e utilizzare criticamente tutti gli strumenti, giuridici, teorici e conflittuali, dentro un’ottica offensiva e non di semplice resistenza.

Questi sono i Quaderni di San Precario.